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Igor' Evgen’evič Chorošilov

Dottore in scienze mediche, specializzazione in gastroenterologia, nutrizione clinica, digiuno terapeutico.

Dopo aver conseguito la laurea con lode e medaglia d’oro presso l’Accademia medica militare di Leningrado nel 1988, ha lavorato per 3 anni come medico militare in Germania. Dopo il dottorato con tesi dedicata al digiuno terapeutico, ha iniziato a lavorare presso il laboratorio di ricerca nutrizionale dell’Accademia medica militare di San Pietroburgo.

Dal 2002 al 20012 ha organizzato e gestito il Dipartimento di Nutrizione clinica, al tempo prima struttura del genere esistente in Russia e nel mondo, fondata presso l’Accademia medica I.I. Mečnikov di San Pietroburgo, e si è occupato della formazione di medici nutrizionisti, specialisti in nutrizione clinica. Si è occupato nella fattispecie di trattamenti dell’obesità e di varie forme di malnutrizione, cachessia, sarcopenia e anoressia.

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È autore di 447 opere a stampa, 30 libri e ha curato 8 manuali per medici, tra cui: La dieto-digiunoterapia nella clinica delle malattie interne (1995),Il digiuno terapeutico nelle malattie interne (1998, 1999), le Linee guida sulla Nutrizione parenterale e enterale (2000), Nutrizione clinica (2009), Linee guida per l’alimentazione e la dietologia, (2a, 3a, 4a edizione rispettivamente nel 2006, 2008, 2012),Supporto nutrizionale in gastroenterologia (2012), Nutrizione in gastroenterologia (2013), Nutrizione enterale e parenterale: linee guida nazionali (2014), Nutrizione clinica e supporto nutrizionale (2018) .

Membro della Società russa di Nutrizione Parenterale e Enterale e della Società Europea di Nutrizione Clinica e Metabolismo (ESPEN); insegnante certificato di nutrizione clinica europea (dal 2009, Nizza, Francia); Accademico dell’Accademia internazionale delle scienze in ecologia e sicurezza dell’uomo e della natura (MANEB, dal 2006).

Ha partecipato con oltre 300 relazioni a conferenze e congressi tenutisi in Russia e all’estero, nella fattispecie è intervenuto come relatore a Monaco (2001), Berlino (2002), Lucerna (2002), Cannes (2003), Lisbona (2004), Bruxelles (2005), Roma (2005) , Berlino (2006), Istanbul (2006), Praga (2007), Amburgo (2008), Firenze (2008), Vienna (2009), Barcellona (2010), Göteborg (2011), Barcellona (2012), Huberlingen (2013) , Lipsia (2013), Ginevra (2014), Varsavia (2015), Parigi (2015), Berlino (2016), Roma (2017), Cracovia (2019).

Membro del comitato editoriale delle riviste specialistiche “Nutrizione Clinica”, “Alimentazione”, “Nutrizione clinica e metabolismo”, “Messaggero terapeutico universitario”.

Domande e risposte

Domanda: E’ opportuno assumere elettroliti durante una pratica di digiuno idrico? Se sì, lo dovrebbero fare tutti incondizionatamente o solo a determinate condizioni e in casi specifici? Secondo l’ opinione di alcuni, per evitare un possibile sovradosaggio di elettroliti sarebbe meglio non prenderli affatto. Qual è la Sua opinione di esperto in merito a tale questione?

Risposta: Durante un digiuno terapeutico idrico in normali condizioni di temperatura (non in periodo estivo), non vi è alcuna perdita di acqua ed elettroliti dall’organismo pertanto non vi è motivo di assumerli e anzi un’eventuale assunzione potrebbe persino risultare dannosa. Se si fa consumo di sale (cloruro di sodio), potrebbe manifestarsi un fenomeno di ritenzione comunemente definito edema “da digiuno”, quindi il sale è proibito non solo durante il digiuno, ma anche nel mese successivo alla pratica. Per quanto riguarda il potassio e il calcio, il loro consumo durante il digiuno potrebbe causare fenomeni di erosione o ulcere allo stomaco.

A volte i preparati di potassio vengono somministrati per via endovenosa, come per esempio in caso di disturbi del ritmo cardiaco durante il digiuno, mentre calcio e magnesio si potrebbero somministrare nel caso si verificassero crampi muscolari, ma si tratta di situazioni estremamente rare. In generale, durante il digiuno, è sufficiente consumare semplice acqua di buona qualità eventualmente bollita (non distillata) senza l’aggiunta di vitamine e microelementi.

Domanda: Sulle fonti Internet russe e inglesi si parla diffusamente dei benefici del bicarbonato di sodio. Nella fattispecie esso è consigliato per la pulizia vascolare e in questo senso se ne raccomanda l’uso in fase di preparazione al digiuno a secco. Parlando dei benefici della soda nelle fonti Internet di matrice russa di norma ci si riferisce al metodo diffuso dal prof. Neumyvakin ma non si riportano evidenze scientifiche. Qual è la sua opinione in merito? Se il bicarbonato di sodio fa bene, esistono prove scientifiche a sostegno?

Risposta: Durante il digiuno, per effetto del decadimento e dell’ossidazione del tessuto adiposo, nell’organismo si formano acidi chetonici e in questa situazione si potrebbe verificare uno scompenso dell’equilibrio acido-base. Si tratta di un fenomeno noto e ben descritto dagli scienziati tedeschi Schenck e Mayer già nel 1938. A volte questo provoca mal di testa e in alcuni casi nausea e vomito. Pertanto, durante il digiuno, si raccomanda anche di assumere acque minerali alcaline. Nella chetoacidosi grave, si consiglia bicarbonato di sodio da bere o somministrare per via endovenosa.

Domanda: Alcuni dei nostri lettori hanno segnalato “problemi ai reni” che si sono verificati dopo un digiuno a secco condotto in condizioni domestiche. Un digiunante, ad esempio, dopo aver fatto una pratica di digiuno secco di 5 giorni, ha lamentato la comparsa di dolori. Un altro paziente, dopo un digiuno secco di 48 ore alla settimana praticato regolarmente nell’arco di 2 mesi, ha riportato problemi simili. Secondo Lei a cosa sarebbe dovuta l’insorgenza di tali dolori e come possono essere evitati? Se si tratta di calcoli, sarebbe opportuno verificarne la presenza prima di affrontare un digiuno secco? Si verificano problemi analoghi quando si digiuna con l’acqua?

Risposta: Durante un digiuno “secco”, che sarebbe più corretto chiamare “digiuno assoluto”, il corpo sperimenta una carenza di liquidi, una diminuzione del volume delle urine e un aumento della sua densità. Se sono presenti calcoli renali o sali nelle urine il digiuno secco potrebbe provocare un attacco di “colica renale”. Pertanto ritengo personalmente che a persone affette da problemi renali questo metodo di digiuno non sia consigliato. In generale, il digiuno “secco” è maggiormente indicato a persone affette da obesità pronunciata e edema, e la sua durata, a mio avviso, non dovrebbe essere superiore ai 2-3 giorni, eventualmente perfezionati con un digiuno con assunzione limitata di acqua, in misura di 10 ml per 1 kg di peso corporeo al giorno.

Domanda: Oggi il digiuno intermittente e intervallato è molto praticato e la gente segue grafici di vario tipo. Alcuni, ad esempio digiunano con intervallo 5: 2, facendo 2 giorni di digiuno completo (idrico) alla settimana. In uscita da questo tipo di digiuno si deve seguire un regime di rialimentazione? Se sì, quale? E cosa cambierebbe se si trattasse invece di un’uscita da due giorni di digiuno assoluto (secco)?

Risposta: Anche noi consigliamo 1-2 giorni di digiuno a settimana. In questo caso non occorre seguire regimi dietetici particolari nè in uscita (dieta speciale), nè in entrata (preparazione, clisteri, ecc.). La stessa cosa vale per il digiuno secco (senza assunzione di liquidi), che in molti casi si è dimostrato più efficace di quello idrico. Ricordo che un giorno di digiuno “secco” (assoluto) equivale a tre giorni di digiuno idrico.

Domanda: Si ritiene che un digiuno a lungo termine debba essere condotto sotto la supervisione di un medico esperto in digiunoterapia. Quali sono i problemi che potrebbero riscontrare i pazienti e che richiedono l’assistenza di uno specialista?

Risposta: Il primo ciclo di digiuno a lungo termine deve essere assolutamente condotto sotto la supervisione di uno specialista, un medico che abbia familiarità con il digiuno come metodo di trattamento terapeutico. Noi consigliamo di fare questa pratica in strutture sanitarie attrezzate, in ospedale o in sanatori. Nei nostri reparti di digiunoterapia i pazienti vengono sottoposti a un check up generale in entrata e costantemente monitorati (24 ore su 24) durante il processo di digiuno. Nessuno sa quali possano essere le reazioni dell’organismo sottoposto a un digiuno a lungo termine. Possono insorgere complicazioni, che conosce solo il medico curante. Il tipo di digiuno e la sua durata sono strettamente individuali e vengono fissati dal medico curante. Noi facciamo ripetutamente ai nostri pazienti l’ analisi biochimica del sangue e, se necessario, altri esami come ultrasuoni del fegato e dei reni, elettrocardiografia, gastroscopia, ecc.

 

Se i pazienti hanno ben tollerato il primo corso a lungo termine, permettiamo che pratichino i cicli successivi in condizioni domestiche e in questo caso consigliamo di farlo quando sono in vacanza. Per contro sconsigliamo severamente di lavorare e guidare la macchina durante una pratica di digiuno. Il digiuno terapeutico impone all’organismo un forte carico di lavoro. Il metodo è molto efficace, ma anche serio e richiede massima consapevolezza e cautela, non a caso è stato definito “operazione chirurgica senza bisturi”. Se brevi periodi di digiuno sono risultati difficili da affrontare e si sono rilevate eventuali complicazioni è meglio farsi seguire da uno specialista e affrontare la pratica in una struttura sanitaria attrezzata.

Domanda: Spesso si sente dire che il digiuno assoluto, secco, si tollera molto meglio di quello completo, idrico. Come lo spiega la fisiologia?

Risposta: In effetti, molti hanno notato che un breve digiuno secco (1-3 giorni) è più facile da tollerare. Dopotutto anche quando dormiamo praticamente digiuniamo a secco, visto che non beviamo e non mangiamo nulla per circa 7-8 ore. Quando si beve acqua a stomaco vuoto, si favorisce la secrezione di succhi gastrici e intestinali che stimolano l’appetito e provocano un aumento della sensazione di fame. Spesso, dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua, si vuole mangiare e se si sta facendo un digiuno idrico significa che bisogna poi lottare contro lo stimolo della fame e opporgli resistenza. Quando invece non si mangia e non si beve, non si vuole niente. Non si ha nemmeno un forte desiderio di bere. In genere la bocca è secca (quando si parla, quando si cammina e in estate) ma a questo si può ovviare sciacquando la bocca con acqua, avendo ovviamente cura di non deglutirla. Noi pratichiamo il digiuno secco di 36 ore, due notti e un giorno. Farlo 1-2 volte alla settimana è molto salutare e evita di praticare digiuni prolungati. Ricordo sempre che un giorno di digiuno secco equivale a tre giorni di digiuno idrico e quindi risulta che ci si astiene dal cibo non due ma sei giorni alla settimana. Anche se si mangia normalmente per cinque giorni, i grassi in eccesso nell’organismo iniziano a bruciare nei giorni di digiuno secco, quindi non serve poi fare grandi sacrifici. Il regime 5: 2 DS in questo senso è molto conveniente. Facendo un digiuno idrico, per contro, questo processo si verifica solo dopo tre giorni.

 

 

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